Nel
lontano '500 i valloni di Sorrento appartenevano alla famiglia Tasso.
Più tardi, durante il XVI secolo, essi furono venduti, con
i mulini e gli orti contigui, alla famiglia Correale. All'inizio del
secolo XVII, infatti, Onofrio Correale, sulla parte terminale del
Vallone dei Mulini, fece costruire il porto di Marina piccola, un
tempo chiamato Capo Cervo e poi mutato in Capo di Cerere, per la presenza
di un tempio romano dedicato a Cerere, che fu distrutto allorchè
il vallone franò nel 1580 e poi nel 1604.Il Vallone dei Mulini
deve il suo nome ad un mulino nel suo fondo di cui attualmente sono
appena visibili i ruderi mal conservati perché ricoperti dalla
vegetazione non solo erbacea ma anche arborea. Sulle vicende di questo
mulino non è stato possibile sapere molto; è certo,
però, che è stato in funzione fino ai primi anni di
questo secolo e che vi macinavano tutti i tipi di grano necessari
alla popolazione sorrentina. Al mulino era ammessa anche una segheria
alimentata dalle acque correnti, provenienti dalle colline, e dalle
acque sorgive. Sono, infatti, ancora visibili una serie di grotte
nelle quali erano stati scavati dei pozzi, che fornivano l'acqua ai
sorrentini. Anzi, pare che dalle pareti di queste grotte fosse estratto
anche il tufo con cui sono state costruite molte case prima dell'avvento
del cemento armato.La segheria forniva segati di qualsiasi spessore
e di qualunque legno, come ciliegio, ulivo e noce, agli ebanisti sorrentini
che, con la produzione di manufatti artigianali ricchi di un significato
artistico di grande bellezza, hanno creato un'attività che
ancora oggi li fa conoscere in tutto il mondo. Accanto al mulino ed
alla segheria era annesso anche un lavatoio pubblico, dove si recavano
le donne del popolo per lavare i panni. Tutto questo è desumibile
solo dalle fotografie e dalle stampe, fatte con varie tecniche, perché
di registrato dalle cronache del tempo non si è trovato nulla.
La vita nel Vallone
Ciò sta a significare
almeno due fatti importanti. Il luogo per la sua bellezza ha attirato
artisti di tutto il mondo che lo hanno visto, fotografato e dipinto,
in tutte le stagioni e da tutte le angolature; quindi ci rimane una
vasta produzione che ci permette di vedere come era il vallone nel
secolo scorso e fino ai primi anni di questo. In compenso la vita
che si svolgeva nel vallone non suscitava alcun interesse, perché
esso era frequentato dalla gente del popolo. Ciò era possibile
perché il mulino, il lavatoio e la segheria comunicavano direttamente
con Marina Piccola e con il relativo porto, in quanto Piazza Tasso
non esisteva ancora, ma vi era solo un ponte esile e stretto, che
conduceva dalla Porta di Sorrento all'antico castello, quindi la popolazione
che viveva e lavorava nel vallone era costituita da contadini e pescatori.Come
è sempre accaduto nel corso della storia, la vita del popolo
semplice ed umile non suscita molto interesse.
Il vallone fu abbandonato in poco tempo
per un evento determinante: la costruzione di Piazza Tasso, avvenuta
nel 1866. Ciò comportò l'incanalamento delle acque ed
il riempimento della parte terminale del vallone, in prossimità
della Marina Piccola. Oggi rimane un cancelletto che si può
vedere dalla strada che collega Piazza S. Antonino con il porto (nella
curva ampia alla base della Piazza Tasso).La costruzione di Piazza
Tasso ha isolato il vallone, ha chiuso tutte le vie di comunicazione
all'uomo ed agli agenti atmosferici, determinando condizioni invivibili
se non per le piante. Infatti, il tasso di umidità si conserva
intorna all'80% costantemente durante tutto l'anno, con poche variazioni
al cambiare delle stagioni.
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