Villa Comunale
Situata a picco sul mare, sorge dove prima erano situati gli antichi orti dei frati, posti accanto al Convento. Tra il 1877 ed il 1879 furono trasformati in Villa Comunale. All'interno della Villa oltre ad avere una splendida vista sul Golfo di Napoli, è possibile ammirare i due busti in bronzo dei sorrentini Bartolomeo Capasso e F. Saverio Gargiulo.
Piazza T. Tasso

Originariamente chiamata Largo del Castello, ha assunto l'attuale assetto in seguito alle numerose trasformazioni urbanistiche che anche Sorrento ha subito nel XIX Sec.
Nel 1843 venne demolito il castello fatto erigere da Ferdinando d'Aragona nel XV Sec.
L'anno seguente fu rasa al suolo anche la cortina muraria cinquecentesca che difendeva la città lungo i valloni disposti su tre lati.
Infine nel 1866 fu abbattuta la porta di accesso alla Città dal lato orientale, detta porta del Piano, alla cui sommità si trovava la statua di Sant'Antonino, oggi al centro della Piazza.

Basilica S. Antonino

La chiesa sorge sull'oratorio eretto presso il sepolcro del Santo Patrono risalente al X Sec.
La Basilica, retta prima da un Arciprete e poi da un Rettore nominato dal Re, diventò verso la fine del XIV Sec. sede della Confraternita dei Battenti, movimento ereticale diffusosi a Napoli tra il XIII e il XIV Sec. Successivamente, nel XVII Sec., la chiesa ed il convento annesso vennero affidati ai Padri Teatini, i quali ristrutturarono ed ampliarono il complesso monumentale. La situazione rimase invariata fino al 1866, anno in cui, a causa della soppressione dei monasteri, i padri dovettero abbandonarlo. In seguito la Basilica fu nuovamente affidata ad un Rettore.
La navata centrale ha un soffitto a cassettoni dipinti su tela con rosoni in legno dorato. Al centro domina la tela raffigurante Sant'Antonino che libera dal demonio la figlia Sicardo Principe di Benevento.
Nella navata laterale di destra è da segnalare il dipinto del secondo altare, raffigurante Sant'Andrea d'Avellino di Scuola napoletana del XVII Sec.
La navata laterale di sinistra è dedicata a San Gaetano. Da qui si accede agli ambienti della sagrestia dove si conservano vari ex voto, il Presepe con pastori napoletani del '700 e '800, ed una pregevole statua d'argento raffigurante S. Antonino.
Nella chiesa si può accedere nella cripta sotto il cui altare è collocato il sepolcro di S. Antonino. Qui si possono ammirare i numerosissimi ex voto dei marinai che tappezzano le pareti dell'ambiente.

Baia di Sorrento

 Punta Campanella

In questo luogo sorgeva il grande santuario della dea greca più venerata dagli Ateniesi: Atena. Il tempio sorgeva su un promontorio a picco sul mare, ed aveva anche la funzione di segnalare la presenza della terraferma ai naviganti, soprattutto di notte. La storia vuole che in questo luogo si dovette celebrare il culto delle Sirene. Questo culto di origine greca fu introdotto in queste zone da Ulisse approdato in queste terre durante le sue peregrinazioni. Nel 1335 il Re Roberto d'Angiò eresse qui una Torre Minerva, che fu poi ricostruita nel 1566: essa segnalava, mediante il suono della campana, il sopraggiungere dei pirati, che infestavano a quei tempi le coste dell'Italia meridionale. E fu proprio per questo motivo che il luogo prese il nome di Punta della Campanella. SEGUE . .

Vallone dei Mulini

Il Vallone dei Mulini fa parte di un sistema di cinque valloni che solcavano una volta la penisola sorrentina delimitando i territori dei paesi che la compongono. Oggi solo alcuni di essi si possono ancora scorgere ed in parte visitare.Del Vallone di S. Agnello è rimasta la parte a valle, che termina in una spiaggetta sul mare, attualmente in possesso delle Suore Salesiane, che vivono presso l'antica Villa Crawford, dove le navi un tempo vi trovavano sicuro riparo dalle tempeste marine .Infatti, sulla facciata anteriore si legge ancora: "In tempestate securitas". Il Vallone che separa Meta da Piano si avvia alla stessa fine nella zona centrale, in quanto, solo la parte a monte, chiamata Vallone della Tomba (per la presenza di una lapide che indica il luogo dove furono sepolte le vittime della peste dell'800), si conserva nel suo aspetto naturale. Invece la parte a valle, che termina sul mare con una spiaggetta, ha subito e subisce ancora profonde e continue trasformazioni ad opera dell'uomo.

Il Vallone a Sorrento
Di tutti i valloni, quello conservato meglio è il Vallone dei Mulini a Sorrento, che è la parte centrale di un sistema di tre valloni, integri solo in epoca romana. Quando Piazza Tasso non era stata ancora costruita, il primo vallone cominciava dal Vallone dei Mulini e si estendeva fino alla zona Marina Piccola, formando così un suggestivo porto.Il secondo vallone, detto "Prossimo", partiva dal Vallone dei Mulini e giungeva fino all'Ospedale Civile, Porta Parsano, per proseguire fino a Marina Grande con una stretta gola. Oggi, questo secondo vallone, è in parte colmato fino alla Porta degli Anastasi; infatti è sottostante la parte finale di Via degli Aranci.Il terzo vallone saliva dalla Villa "La Rupe" verso le colline, passava per l'ex macello, tra aranceti e limoneti, per poi biforcarsi all'altazza della contrada "Tigliana" e perdersi, sotto forma di ruscelli,verso la contrada "Cesarano" fino a "Rivezzoli" da una parte e verso la parte alta della contrada "Tigliana" dall'altra. Anche di questo vallone non rimane quasi più nulla, perché si trova sotto la strada che da Sorrento porta verso Santa Lucia da una parte e verso Cesarano dall'altra.Quindi la parte rimanente di questo microsistema di burroni, che oggi si può ancora vedere, è solo quella centrale, cioè quella che va da Piazza Tasso a Villa "La Rupe" e da tale villa quasi fino alla porta meno antica di Sorrento, Porta degli Anastasi, di cui si possono vedere ancora i resti archeologici.

Storia del Vallone dei Mulini 

Nel lontano '500 i valloni di Sorrento appartenevano alla famiglia Tasso. Più tardi, durante il XVI secolo, essi furono venduti, con i mulini e gli orti contigui, alla famiglia Correale. All'inizio del secolo XVII, infatti, Onofrio Correale, sulla parte terminale del Vallone dei Mulini, fece costruire il porto di Marina piccola, un tempo chiamato Capo Cervo e poi mutato in Capo di Cerere, per la presenza di un tempio romano dedicato a Cerere, che fu distrutto allorchè il vallone franò nel 1580 e poi nel 1604.Il Vallone dei Mulini deve il suo nome ad un mulino nel suo fondo di cui attualmente sono appena visibili i ruderi mal conservati perché ricoperti dalla vegetazione non solo erbacea ma anche arborea. Sulle vicende di questo mulino non è stato possibile sapere molto; è certo, però, che è stato in funzione fino ai primi anni di questo secolo e che vi macinavano tutti i tipi di grano necessari alla popolazione sorrentina. Al mulino era ammessa anche una segheria alimentata dalle acque correnti, provenienti dalle colline, e dalle acque sorgive. Sono, infatti, ancora visibili una serie di grotte nelle quali erano stati scavati dei pozzi, che fornivano l'acqua ai sorrentini. Anzi, pare che dalle pareti di queste grotte fosse estratto anche il tufo con cui sono state costruite molte case prima dell'avvento del cemento armato.La segheria forniva segati di qualsiasi spessore e di qualunque legno, come ciliegio, ulivo e noce, agli ebanisti sorrentini che, con la produzione di manufatti artigianali ricchi di un significato artistico di grande bellezza, hanno creato un'attività che ancora oggi li fa conoscere in tutto il mondo. Accanto al mulino ed alla segheria era annesso anche un lavatoio pubblico, dove si recavano le donne del popolo per lavare i panni. Tutto questo è desumibile solo dalle fotografie e dalle stampe, fatte con varie tecniche, perché di registrato dalle cronache del tempo non si è trovato nulla.
La vita nel Vallone
Ciò sta a significare almeno due fatti importanti. Il luogo per la sua bellezza ha attirato artisti di tutto il mondo che lo hanno visto, fotografato e dipinto, in tutte le stagioni e da tutte le angolature; quindi ci rimane una vasta produzione che ci permette di vedere come era il vallone nel secolo scorso e fino ai primi anni di questo. In compenso la vita che si svolgeva nel vallone non suscitava alcun interesse, perché esso era frequentato dalla gente del popolo. Ciò era possibile perché il mulino, il lavatoio e la segheria comunicavano direttamente con Marina Piccola e con il relativo porto, in quanto Piazza Tasso non esisteva ancora, ma vi era solo un ponte esile e stretto, che conduceva dalla Porta di Sorrento all'antico castello, quindi la popolazione che viveva e lavorava nel vallone era costituita da contadini e pescatori.Come è sempre accaduto nel corso della storia, la vita del popolo semplice ed umile non suscita molto interesse.
Il vallone fu abbandonato in poco tempo per un evento determinante: la costruzione di Piazza Tasso, avvenuta nel 1866. Ciò comportò l'incanalamento delle acque ed il riempimento della parte terminale del vallone, in prossimità della Marina Piccola. Oggi rimane un cancelletto che si può vedere dalla strada che collega Piazza S. Antonino con il porto (nella curva ampia alla base della Piazza Tasso).La costruzione di Piazza Tasso ha isolato il vallone, ha chiuso tutte le vie di comunicazione all'uomo ed agli agenti atmosferici, determinando condizioni invivibili se non per le piante. Infatti, il tasso di umidità si conserva intorna all'80% costantemente durante tutto l'anno, con poche variazioni al cambiare delle stagioni.

Museo Correale di Terranova

Il museo è nato da una fondazione privata voluta dai fratelli Alfredo e Pompeo Correale, Conti di Torrenova, ultimi discendenti di un'antica famiglia Sorrentina. Nei loro testamenti essi disposero che le loro collezioni d'arte, ordinate nella villa Correale, costituissero un Museo intitolato a loro nome. La donazione comprende, oltre alle raccolte d'arte ed al palazzo per ospitarle, il ed un vasto fondo agricolo le cui rendite devono servire al mantenimento del Museo. Eretto in Ente Morale con R.D. 18/02/1904 n. 242, il Museo fu aperto al pubblico il 10 Maggio 1924. Le collezioni sono ordinate su tre piani per un totale di ventiquattro sale più il sottotetto recuperato recentemente come spazio espositivo.
Pianterreno: Sala dei Fondatori • Cappella Correale • Sezione Tarsie Sorrentine sec. XIX • Sezione archeologica • Sezione romantica.
Primo Piano: Dipinti e arredi del sec. XVIII B. Caracciolo, A. Vaccaro, Micco Spadaro, B. Corenzio, G. Lanfranco, P. De Matteis, G. Del Po, N. M. Rossi, F. De Maura, G. Bonito, C. Amalfi • Porcellane orientale dei sec. XXII e XVIII • Sala dei pittori fiamminghi P.P. Rubens, J. Van Kassel, A. Grimmer, M. Sweerts
Secondo Piano: Dipinti di nature morte sec. XVII e XVIII • G. B. Ruoppolo, T. Realfonso, G. Cusati, A. Ascione, G. Cassisa, A. Belvedere • Paesaggisti Stranieri dei sec- XVIII e XIX, J.P. Volaire, S. Dènis, G. Dughet, J. Rabbel, F. Vervloet. Paesaggisti della "Scuola di Posillipo". A.S. Pitloo, T. Duclere, G. Gigante • Sala degli orologi italiani e deuropei del sec. XVIII

Terzo piano: Maioliche italiane e straniere del sec. XVII e XVIII. Milano, Savona, Castelli, Sicilia, e Calabria. Marsiglia, Maustieres, Ruen.•Porcellane italiane e straniere del sec. XVIII. Messien, Vienna, Ludwigsbourg Nimphenburg, Zurigo, Chelsea, Bow, S. Petersburg • Capodimonte, Doccia, Venezia,• Belvedere

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